“Terra altrui” di Natalia Bondarenko

 

Terra altrui

di Natalia Bondarenko

Samuele Editore 2012, collana Scilla, prefazione di Katia Longinotti

 

 

 

 

 

***

Ieri

(davvero)

ero stanca.

Dicevi,

che ero anche brutta.

Scusami,

semplicemente

pensavo

a tua insaputa…

 

a come sarò domani.

 

 

***

Guarda che per avermi

è semplice: sfoglia un dizionario della seduzione,

qualche bugia ben riuscita;

baloccando in proposito – fammi sentire unica,

o, almeno, la seconda

[se proprio così che stanno le cose] e poi,

sfiorando con audacia tutte le periferie del mio corpo,

illuditi di avermi come mi illudo io. Un caffè,

te lo preparo… quando hai finito…

 

Prima di andare via annota negli appunti

i numeri dei miei seni, l’orario del mio grido

e altre cose che io non tengo a ricordare.

E vai a giocare, sperando nel terno secco.

 

Guarda che per avermi è molto semplice,

è per trattenermi che devi lavorare.

 

 

***

Sto aspettando il diluvio promesso.

 

Mi vesto a proposito. L’impermeabile

è troppo largo. Non è mio. È tuo.

Ride lo specchio, non trovando alcun senso.

Sento di fuoriuscire dalle tue misure,

di essere stranamente piccola, emarginabile.

Già da subito. La pagliacciata per addolcire

il tuo non essere presente inizia dall’uscio;

la tua

finisce con i buoni propositi.

 

 

 

***

Mi hai chiesto perché piango.

 

Se tu mi fossi amico ti direi:

perché ho amato troppo.

 

Perciò, per me trattengo

il nome dell’amore e

a te rispondo che io piango

perché

solo così si paga il conto.

 

***

Seduta alla finestra davanti alla pioggia,

con un senso di oppressione,

[una farfalla stordita nell’angolo]

sfiorando un libro appena stampato,

con il dito,

fra le persiane disobbedienti,

circondata da ogni lato dalla fibra,

dalla materia, dalla voglia di esserla,

dall’aria che non fa volare,

dal respiro,

dal sospiro,

dal castigo senza delitto.

 

 

***

Se accettiamo la soluzione del troppo tardi,

il troppo presto diventa una burla

di un molestatore telefonico agguerrito

 

rinunciando a correre per non sentire nulla –

cresceranno male, le emozioni, coi piedi storti,

le ginocchia fragili e niente muscoli

 

un figlio della tempestività, mai desiderato

e punito per motivi ridicoli.

 

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