TUTTO IL BENE CHE CI RESTA

copertinapapa

TUTTO IL BENE CHE CI RESTA

poesie al papà

Roberto Cescon, Alessandro Canzian, Arnold de Vos,

Alberto Trentin, Rossella Luongo, Sergio Serraiotto, Andrea Roselletti, Guido Cupani

– con sei poesie di Franco Buffoni

prefazioni di Roberto Vecchioni e Francesco Tomada

presentazione sabato 16 marzo, ORE 18.00

all’interno della mostra I TERRITORI DELL’UOMO

di Cesco Magnolato, Dino Facchinetti, Sergio De Giusti

Museo dell’Arte Fabbrile e delle Coltellerie, Maniago – Festival LA FILA

***

Amato o contestato,  presente o assente, eroe o piccolo uomo. Ognuno di noi prima o poi ha dovuto fare i conti con il proprio padre.
Io non saprei parlare della paternità come idea astratta. Sarebbe troppo complicato. Ma posso parlare del padre. Del mio, che ho amato tantissimo. Si chiamava Aldo.
A volte non l’ho capito, a volte non mi ha capito, a volte ci siamo trovati e a volte non ci siamo neppure cercati.
Un po’ come tutti, del resto, nel rapporto genitore-figlio. Tuttavia, più rileggo la mia vita, le mie passioni e i miei sentimenti, e più  ritrovo i granelli di fantasia, di poesia, di sapori che lui ha seminato dentro di me.
Aldo era un meraviglioso anarchico, nel senso meno politico del termine, cioè era un uomo di fantasia, di slanci, di stelle e di abissi. Amava tutto ciò che gli piaceva, quindi mia madre, quindi il sottoscritto e Sergio, mio fratello. La famiglia era il suo regno immenso e sempre difendibile.
Ma ha anche amato allo stesso modo il gioco, i cavalli, la bellezza delle donne, la fantasia, gli estremi, Napoli e Milano, il lavoro e l’indolenza.
Io l’ho ritrovato dentro le mie canzoni sempre e quasi senza volerlo scrivere, come se quello fosse il posto che lui stesso si era scelto accanto a me.

(dalla prefazione di Roberto Vecchioni)

***

è una parte che richiede una preparazione meticolosa, ma alla quale non si è mai pronti: alcuni lo sentono nel proprio DNA, per altri invece è realmente una scelta o una volontà. Per tutti, per quelli che hanno trovato figure di riferimento solide come per quelli che invece non hanno avuto questa fortuna, il percorso è quello di imparare la propria paternità contemporaneamente ai figli che imparano il proprio “essere figli”. Si cresce insieme, si cambia insieme, ci si aggiusta strada facendo. E scoprendo qualcosa che è difficile da mettere in preventivo: che i figli sanno leggere nel non-detto come nessun altro al mondo. Una cosa sono gli atteggiamenti, le strategie educative, la pazienza e la perseveranza nel ricoprire il proprio ruolo, ma un’altra è ciò che siamo, ciò che trasmettiamo.
Non è certo una colpa, ma i figli sono spietati nell’apprendere e nel restituire le contraddizioni che portiamo dentro, proprio quelle che di fronte a loro cerchiamo di tenere nascoste. Sono la nostra realizzazione, se con ciò intendiamo “rendere reale”, tradurre in vita, cioè in un altro uomo o un’altra donna, ciò che in noi rimane sospeso e a volte insoluto. Se pensiamo a questo, la paternità racchiude in sé un’assunzione di responsabilità e contemporaneamente l’irrazionalità di un tuffo nel vuoto. Ma forse è meglio immaginarla come un atto di fiducia assoluta: credo in te, figlio/a che cresci, credo in me, padre che mi scopro tale nel tuo crescere; so che non sarai necessariamente quello che desideravo, ma credo di poter diventare io quello di cui hai bisogno, e una parte di me, fatta tua, sarà ciò che tu porterai agli altri domani.

(dalla prefazione di Francesco Tomada)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...